Felicemente impegnati a sostenere la battaglia di Greta, la nostra battaglia, per il futuro di tutti.

Noi siamo con Greta Thunberg, lo affermiamo con lucida determinazione.
Non per dare forza alle nostre affermazioni ma per fornire elementi di riflessione a chi si arrovella confuso e sballottato da ruffiani adulatori, interessati detrattori, invidiosi, speculatori, mitomani e narcisi a caccia di visibilità.
Che cosa afferma e cosa propone la giovane e determinata Thunberg?
In vari modi, ha affermato che la condizione ambientale del pianeta è pericolosamente critica e che, in poco tempo, si potrebbe arrivare al collasso. Pertanto, richiede agli attuali responsabili dei Governi di intervenire con l’urgenza che la grave condizione di emergenza merita, con l’adozione di misure tese a fermare la degenerazione ambientale in atto e avviare modelli di sviluppo economico rispettosi dell’ambiente,  indicando negli scienziati la possibile fonte dai cui attingere per l’individuazione delle soluzioni da adottare.
Assumendo il punto di vista di Greta Thunberg possiamo senz’altro definire le sue affermazioni semplici, consequenziali e di senso.
Se non s’inverte la rotta, veramente moriremo tutti a seguito dell’aggravarsi dei cambiamenti climatici?
Sulla questione, in questi anni, diverse personalità, qualificate e impegnate sui temi dell’ambiente, si sono “autorevolmente” espresse sia per il “sì” che per il “no”, lasciando aperto il dilemma. E allora?
Intanto, sino a oggi, allegramente si continua ad alimentare lo scempio.
Ora, chi siamo noi per dire dove sta la ragione? Nel confuso panorama, ricco d’informazioni assai contrastanti tra di loro, non resta che fidarsi di ciò che diffusamente è riconosciuto. Altrimenti, come i “terrapiattisti”, possiamo negare l’evidenza e costruire la nostra “pseudo verità”.
È “diffusamente riconosciuto” l’esteso degrado ambientale, anche perché, in molti casi, inconfutabilmente visibile (inquinamento ambientale) e scientificamente provato (la causa di tanti tumori). Il dubbio rimane solo sulla possibilità che questo sia il motivo scatenante della fine del Pianeta.
I “catastrofisti”, così sono apostrofati quelli che pensano come Thunberg, sono costretti all’angolo dai fautori del pensiero dominante che, ancorati all’idea della crescita continua, si dichiarano totalmente fiduciosi nella scienza e nella tecnologia, capace, a dir loro, di offrire tutte le soluzioni necessarie a ripristinare la continua frantumazione dei delicati naturali equilibri del pianeta.
Anche a non voler credere alla possibilità che il Pianeta possa finire soffocato dai rifiuti e distrutto da eventi provocati dall’iperattività dell’uomo sulla terra, non trova alcuna giustificazione il comportamento di coloro che, dichiarando di affidarsi alle ipotetiche soluzioni che la scienza e le nuove tecnologie saranno in grado di produrre, mettono a rischio la qualità della vita delle generazioni future, continuando a utilizzare un modello di sviluppo che già tanti disastri ha provocato.
Nessuna giustificazione per questa gente, poiché o si tratta di speculatori oppure, tragicamente, come afferma la Thunberg, di irresponsabili che non si pongono il problema di consegnare ai propri figli un mondo “peggiore” di quello che loro stessi hanno ricevuto.
Detto questo, quale che sia il motivo che spinge la Thunberg a fare ciò che fa, quel che più importa è che con la sua semplicità, con i suoi modi gentili ma decisi ha, non solo riportato il tema del “domani” all’attenzione della politica, che ormai si limita alle preoccupazioni della propria sopravvivenza quotidiana, ma cosa ancor più interessante, ha riacceso in numerosi giovani la passione  per l’impegno sociale.
Le cattiverie utilizzate per denigrare Thunberg fanno capire che ciò che è riuscita a suscitare disturba. Disturba l’idea che così tanti “giovani consumatori” s’inventino “cittadini con una coscienza”, mettendo scompiglio nei piani del mercato globale che da questa ventata di aria nuova non ricaverebbe nulla di buono.
È probabile che il fenomeno Thunberg, travolto da un’infinità di sberleffi e delegittimazioni finirà in breve tempo per essere dimenticato. Ma la questione sollevata rimane in tutta la sua ampiezza.
In un twitt, la giovane Thunberg ha saggiamente affermato: “Le nostre società devono cambiare, abbiamo bisogno di persone che pensano fuori dagli schemi e dobbiamo iniziare a prenderci cura l’uno dell’altro e abbracciare le differenze”.
I giovani di oggi saranno gli anziani del futuro. Pertanto, se i giovani che oggi scendono in piazza, sono convintamente desiderosi di voler vivere in un mondo migliore, è legittimo pensare e sperare che man mano che avanzeranno in età progrediranno nel loro intendo, trasformandolo, con atti quotidiani, in testimonianza e impegno sociale, sempre più orientato all’ottenimento di risultati concreti.
Intanto ci sentiamo coinvolti e felicemente impegnati a sostenere la battaglia di Greta, la nostra battaglia, per il futuro di tutti.

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