Questo benedetto Mondo ha bisogno di maggiore cura e attenzione? Imponenti interessi economici, politici e sociali collidono con quanto vivacemente si manifesta. Sostituire i cartelli con lo “sciopero del consumo”

Ogni occasione è buona per accrescere la critica e montare la controffensiva contro l’ingombrante icona di Greta Thunberg, la giovane svedese catalizzatrice del sentimento ecologista di una grande parte del pianeta, e per accrescere la critica al movimento di persone che, attratte dal linguaggio semplice e incisivo di Greta, a ogni chiamata invadono le strade e le piazze di ogni dove.
Chi segue la cronaca mondiale, dall’agosto 2018 a oggi, ha visto la popolarità di Greta crescere ovunque in maniera esponenziale e man mano che, a seguito dei suoi input, si ridestava la sopita coscienza ecologista, è cresciuta l’opposizione a Greta e i suoi seguaci, inizialmente con toni moderati e paternalistici sino a giungere ai toni di questi giorni strillati, brutali e meschinamente offensivi, provenienti anche da ambienti e personaggi insospettabili.

Senza entrare nel merito delle dietrologie che si raccontano, nemmeno nel merito del presunto plagio della minorenne Greta e tanto meno in quello delle numerose tesi espresse a favore, così come per quelle che si oppongono all’elementare ragionamento di Greta che afferma: “La nostra casa è in fiamme”.
Non è un mistero, il messaggio di Greta non è originale e tanto mento nuovo, altri ecologisti più maturi e scientificamente più preparati di lei ne hanno sostenute le ragioni ancora prima che la stessa Greta nascesse. Ma, mentre dei suoi predecessori, nonostante decenni di “lotte”, non si trova più traccia, Greta, a capo di un movimento esteso su quasi tutto il pianeta, si è ritrovata più volte a comunicare, faccia a faccia, con capi di governo riuniti in contesti internazionali, lasciando un segno importante negli annali dell’impegno per la tutela dell’ambiente. Impegno che, addirittura, si vocifera in questi giorni, potrebbe essere premiato con il Nobel per la Pace.
Per raccontare le ragioni di una così rapida e brillante ascesa non esiste una risposta plausibile, si deve prendere semplicemente atto dell’incredibile risultato raggiunto e, al di la di tutto, considerare che nulla di più positivo poteva accadere per mettere in primo piano, nell’agenda politica mondiale, l’attenzione per uno sviluppo sostenibile.
È un vero prodigio che una piccola donna sia riuscita a mobilitare masse di giovani indirizzandole a un impegno sociale libero da pregiudizi ideologici, evidenziando le criticità dell’attuale modello di sviluppo.
Per questo non si può che dire grazie a Greta per quanto sino ad ora è riuscita a suscitare e grazie a quanti si sono già lasciati coinvolgere dal suo richiamo.
È legittimo e non inaspettato che ci sia un sentire diverso rispetto alle posizioni esternate da Greta, fa parte del normale confronto fra i diversi punti di vista in campo anche se, per come sono posti i problemi, potrebbe apparire illogico.
Purtroppo, l’esacerbato clima che si è generato tende a distruggere piuttosto che costruire poiché imponenti interessi economici, politici e sociali collidono con quanto vivacemente si manifesta e s’inneggia, anche con slogan che agli occhi di tanti appaiono solo simpaticamente ironici, come “ci avete rotto i polmoni”. L’opposizione a Greta appare sempre più evidente essere un correre ai ripari, prima che tutto, irrimediabilmente, sfugga di mano.
In matematica uno più uno fa sempre due, ma se Greta afferma “la casa è in fiamme” e i suoi maturano l’idea che “si sono rotti i polmoni” può essere che il risultato non sia una passeggiata…
Inoltre, già diversi professionisti, cavalcatori di “onde” o di “tigri”, specialisti nell’animazione di manifestazioni con fuochi, botti e devastazioni, si sono mostrati interessati al “tema”, cosa che non è certamente di buon auspicio.
L’avvio di un nuovo corso si profila all’orizzonte, il Movimento di persone che con o attorno a Greta si è raccolto, prima che gli strumenti che sino ad ora ne hanno facilitato l’ascesa siano rivoltati definitivamente contro, facendo fronte unico in favore di una condizione di vita migliore sul pianeta, mantenendosi compatto e coerente, per non sparire, dovrebbe dedicarsi ad interventi mirati, qualificati e specializzati.
Certamente l’impegno dei più giovani non si fermerà agli aspetti più marginali delle problematiche messe in evidenza o al semplice coinvolgimento emotivo, maturerà presto in libere e profonde convinzioni che daranno concretezza a un impegno nell’oggi per il domani.
Nonostante oggi si voglia liquidare tutto alimentando l’invidia e demotivando, nonostante le liste di scienziati sottoscrittori di tesi avverse, giornali, giornalisti, opinionisti (di tutti i colori) e addirittura “filosofi” che fanno sfoggio del loro “pensiero”, non tanto a sostegno di una tesi contraria ma attaccando una sedicenne perché si comporta da bambina e una moltitudine di ragazzi “perché sarebbe bene che prima studiassero”, quando il vero problema è: Questo benedetto Mondo ha bisogno di maggiore cura e attenzione?
Ancora una certezza, mai prima d’ora un’imponente massa di persone si era manifestata univocamente e contemporaneamente, questo è il “terrore” più grande di chi sino ad ora ha pilotato sapientemente il mercato, i gusti e persino i desideri delle persone. Questo “terrore” alimenta la controffensiva a Greta poiché se ora, in questo momento, per esempio, la protesta si manifestasse con l’attuazione dello “sciopero del consumo” gli effetti sarebbero dirompenti (anche in quei paesi che sembrano non preoccuparsi della questione ambientale) e la possibilità contrattuale di questi “poveri, malati, analfabeti ragazzi” assumerebbe un peso non trascurabile che potrebbe addirittura costringere coloro che “sono grandi” ed “hanno studiato” a rivedere quanto hanno studiato e quanto sono grandi.
Angelo Murabito

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